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un momento dell'incontro3/4/2017

Divario di genere al lavoro: incontro in Regione

Le istituzioni si confrontano sulle politiche conciliative

Promosso dalla Consigliera regionale di parità insieme con l'assessora Elena Donazzan, presenti le consigliere venete e le forze locali

Diffondere i dati dello studio regionale sull'occupazione femminile e maschile nel Veneto nelle aziende oltre cento dipendenti e mettersi in rete per una nuova governance delle politiche attive per il lavoro di contrasto agli abbandoni in maternità: questi i temi affrontati a Palazzo Ferro Fini della Regione Veneto a Venezia, nel corso di una conferenza stampa di presentazione promossa dalla Consigliera regionale di parità Sandra Miotto, raggiunta per l’occasione dalla Consigliera nazionale, Francesca Bagni Cipriani. All’incontro hanno partecipato anche Maria Teresa Coronella, direttrice del Servizio statistico regionale che ha condotto l’indagine, l’assessora regionale alle pari opportunità Elena Donazzan e il direttore dell’Ispettorato interregionale per il Lavoro, Stefano Marconi.

Presenti anche le consigliere di parità delle province venete e della Città metropolitana Silvia Cavallarin, presenti anche il vicepresidente della Commissione regionale per le pari opportunità Alessandro Giglio, la presidente Edy Dalla Vecchia dell'associazione Aidda che raccoglie 900 socie imprenditrici e numerosi rappresentanti delle associazioni sindacali, di categoria.

L'analisi, illustrata da Coronella, ha riguardato 1.057 aziende del territorio, che insieme hanno in carico 858.751 dipendenti, di cui il 46,8% donne. Si tratta della quasi totalità delle aziende di queste dimensioni, che hanno preso evidentemente molto sul serio l’obbligo disposto dal Ministero del lavoro di partecipare al sondaggio condotto online. Manca invece all’appello, paradossalmente, la maggior parte delle pubbliche amministrazioni, visto che hanno risposto in 7 sulle 93 censite.

In dettaglio: diversa la concentrazione di genere nei settori produttivi. Le donne sono nei settori della ristorazione (79%), nei servizi socio-sanitari (75%) e nell'istruzione (72%), per diradarsi nel terziario (39%), attività manifatturiere (29%) e quasi scomparire nel settore delle costruzioni (11%).
Nelle categorie professionali sono soprattutto nei livelli più bassi: impiegate in ufficio in maggioranza al 52% (tra gli operai sono al 41%), scendono al 32% nei livelli direttivi (quadri) e arrivano solo al 20% in posizione di dirigenti. Eppure sul fronte della scolarità hanno sorpassato da un pezzo i loro colleghi maschi: un terzo delle occupate ha la laurea.
Poi sono più flessibili: sono in part-time per l’88% e fra chi è in aspettativa lavorativa, il 78% è donna. Ne è una conseguenza diretta il divario retributivo che le vede percepire il 26% in meno del collega maschio. Anche nel caso di parità di categoria, i colleghi maschi sono più remunerati e più aumenta il livello più aumenta il divario: nel ruolo dirigenti si arriva al 34% di differenza. Questo poi si traduce in maggiore povertà femminile, anche nel futuro pensionistico. Le pensioni inferiori a 1.000 euro mensili sono percepite dal 50% delle pensionate, rispetto al 22% dei pensionati.

“La flessibilità – ha osservato la consigliera Miotto – può essere un vantaggio, ma solo se si tratta di una scelta. Quello che emerge invece è che gli impegni familiari e la cura dei figli ricadono quasi esclusivamente sulle donne fino a porle di fronte alla scelta”.

Che non si tratti di una scelta ma di una necessità lo ha evidenziato anche Marconi, illustrando i dati sulle dimissioni in maternità (entro il primo anno di vita del figlio), intanto perché sono fatte per oltre l’85% dalle donne e poi perché le loro motivazioni sono quelle della cura del figlio, mentre la maggior parte delle motivazioni in caso di dimissioni del padre sono per un miglioramento di carriera o un’altra soluzione abitativa.

Così il diverso impegno lavorativo produce il divario retributivo: “Non è solo un problema veneto, naturalmente – ha aggiunto la Consigliera nazionale – È un problema fortemente sentito anche in Europa. Stiamo cercando di capire come ottenere risposte, come affrontare il superamento di uno stereotipo di genere che vede una preminente scelta del soggetto maschile visto che le donne prima o poi fanno figli”.
Al proposito la consigliera Bagni Cipriani ha informato che sta partecipando alla “carovana per l’Italia” per far conoscere sul territorio nazionale la recente risoluzione europea del 13 settembre 2016 per la creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all’equilibrio tra vita privata e vita professionale.

“Migliorare questi numeri verso una maggiore parità non è semplicemente un obiettivo encomiabile da un punto di vista ideale – ha suggerito Miotto - quanto un fattore di sviluppo, perché i risultati dicono che aziende con un elevato numero di donne presenti ai vertici hanno un tasso di crescita più elevato e un minore rischio di finire in bancarotta”.

“Infatti dobbiamo dirla proprio così – ha concluso l’assessora Donazzan – È la qualità del lavoro che fa ancora più grande il nostro territorio e che costituisce la motivazione al cambiamento verso una maggiore occupazione femminile. Quella presentata oggi è un’analisi raffinata, che consente alla politica di assumere decisioni ponderate. Quest’anno ci stiamo occupando molto di conciliazione vita e lavoro, con l’obiettivo di aumentare la qualità del lavoro in generale. Se c’è un maggiore abbandono del lavoro da parte delle donne vediamo che c’è un maggior numero di fallimenti, questa è la verità: non si tratta di contrapposizione tra uomini e donne. Oggi la pubblica amministrazione chiede molto alle aziende in termini di parità di genere e molto le aziende fanno, anche quando la crisi le mette in sofferenza. Proviamo invece a dire loro che possono cogliere una grande opportunità con più donne occupate, con più donne dirigenti perché dimostrano di funzionare meglio. Correggiamo gli errori dove ci sono, ma il nostro ruolo sia quello di lavorare sulla qualità del lavoro, spingiamo sul welfare di sussidiarietà non solo aziendale ma anche territoriale, facendo affidamento sulla collaborazione e l’impegno reciproci”.



Da: Ufficio Consigliera di Parità metropolitana




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