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Pubblicazioni e Ricerche

Copertina24/10/2016

Impresa in genere: la ricerca sulle imprese donna

Da Unioncamere il terzo rapporto nazionale

Crescono più di quelle maschili, anzi mandano in attivo il saldo delle nuove imprese. Ma resta ancora lontana la parità, su occupazione e governance.

Pubblicato nel giugno 2016, il Rapporto "Impresa in genere" descrive volumi in crescita per l'imprenditoria femminile. Tra il 2010 e il 2015 le imprese rosa crescono più di quelle maschili, incidendo fortemente nel panorama complessivo delle nuove imprese italiane. Non solo: lo sguardo d'insieme porta a considerare che "il complessivo sistema imprenditoriale nazionale si è espanso, seppur lievemente (+0,2%) di oltre 12.000 imprese esclusivamente grazie al contributo di quelle femminili, il cui aumento di oltre 20.000 unità è riuscito più che a controbilanciare la flessione delle 8.000 unità registrata da quelle maschili".

L'osservazione riguarda 1 milione e 312 mila imprese femminili (il 21,7% del totale), per un'occupazione di quasi 3 milioni di persone.

Non solo servizi alla persona, ma anche innovazione e digitale. Nell'Ict (tecnologie dell'informazione e comunicazione) le imprese guidate dalle donne sono aumentate del 9,5%: si tratta di produzione di software, di consulenza informatica, ricerca e sviluppo e servizi. Crescita comunque anche negli altri settori del terziario con 42.500 aziende in più, a partire dal comparto del turismo e a seguire dai servizi alla persona fino ai servizi di cultura e intrattenimento. Una crescita che si registra soprattutto nel Centro Italia (+6,3%), seguita da Nord-Ovest (+3,4) e Nord-Est (+2,6). Ultimo il Meridione con +1,4 per cento.

Un mondo in crescita ma evidentemente condizionato da una storia di forte disparità, visto che il tipo d'impresa femminile - qui la base dati è il 2014 - è soprattutto individuale (al 66% rispetto al 51% di quelle maschili), mentre le società di persone dirette al femminile sono del 14 per cento contro il 19 maschile e del 19 per cento quelle di società di capitali contro il 26% maschile. Se poi la piccola impresa, sotto i 10 addetti è una caratteristica tipicamente italiana, lo è per il 97% per quella femminile contro il 95% di quella maschile. Si allarga la forbice nelle imprese da 10 a 49 addetti (2,7 contro 4,4) e con oltre 50 addetti (0,2% contro lo 0,6 maschile).

La ricerca consente anche una visione regionale e provinciale di alcuni indicatori, ancora con riferimento al 2014. Si registra così una buona performance del Veneto nell'incidenza di imprese femminili artigiane, dove brilla la provincia di Vicenza, ma si posiziona in coda Venezia; poche invece le nuove imprese cooperative, se si eccettuano le province di Verona e Rovigo.

In crescita anche le imprese straniere, soprattutto tra quelle femminili dove raggiungono il 14,4%, mentre si attestano al 5,7% fra quelle maschili. Qui il Veneto si colloca nella fascia di maggior concentrazione, insieme al nord e al centro Italia, con punte massime in Emilia Romagna e Marche. Nel Veneto le presenze rosa straniere sono tenute specialmente da persone provenienti da Cina, Romania, Marocco e Nigeria.

Il rapporto analizza anche l'incidenza di imprese femminili giovani (fino a 35 anni di età), che sfiora il 14% tra il totale delle imprese rosa contro il 10% tra il totale di quelle maschili, evidenziando una maggiore intraprendenza e dinamicità delle prime, che si accentua tra centro e sud, mentre appare a macchia di leopardo a Nord-ovest e a Nord-est.

Tutto ciò tuttavia non porta fuori dalla zona Cesarini il tasso di occupazione femminile nazionale che è ben al di sotto della media Ue, penultima nella graduatoria che vede in coda la Grecia e con il 46,8% rispetto al 59,5 della media europea, che si acuisce nella fascia d'età 15-34 anni dove arriva al 34% contro il 51 europeo.
Enorme ancora la differenza tra occupate ed occupati. Sempre nel 2014 si registravano 18 punti percentuali di differenza - 46,8 contro 64,7% - anche se il divario si è andato assottigliando nel tempo (era di oltre 20 punti nel 2010). Incidono le politiche conciliative: si conferma infatti il dato che le coppie senza figli presentano un tasso di occupazione femminile molto più alto di quelle con figli. Il che porta a considerare come "aumentare la partecipazione attiva delle donne nel mercato del lavoro, agevolandone l'occupabilità, produrrebbe senz'altro effetti circolari virtuosi per l'intero sistema produttivo perché si innesterebbe una positiva interdipendenza (...) tra servizi, specialmente quelli di cura, occupazione e reddito".

Questi sono solo alcuni dei molti aspetti analizzati dal rapporto, che presenta anche un'interessante approfondimento sulle esperienze e storie imprenditoriali femminili nei vari comparti, con uno speciale focus su aziende innovative e green economy.

Risorse
Unioncamere: 3° rapporto nazionale sulla imprenditoria femminile
Leggi il rapporto



Da: Ufficio pari opportunità Città metropolitana di Venezia




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