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Pubblicazioni e Ricerche

Grafico OpenPolis minidossier Poveri noi - 201621/12/2016

Poveri noi: la povertà femminile letta da Openpolis

Raddoppiata in dieci anni e in crescita il gap salariale

Basato su dati Istat ed Eurostat, esce il minidossier dell'associazione di studi e ricerche sugli open data della pubblica amministrazione

Grafico Openpolis minidossier Poveri noi 2016

La crisi del 2008 morde ancora e non accenna a calmarsi. La povertà assoluta, quella di chi non riesce a far fronte alle spese essenziali rappresentate dal paniere Istat, è raddoppiata raggiungendo 4,6 milioni di persone - uomini e donne - pari al 7,6 per cento della popolazione residente in Italia.

Un quadro a tinte fosche, cui ha contribuito pesantemente la perdita di posti di lavoro e che si aggrava nel confronto tra uomini e donne.

E' uscito in questi giorni il prezioso minidossier di Openpolis dal titolo "Poveri noi - Esclusione sociale e Welfare in Italia 2005-2015". Un capitolo è dedicato alla povertà femminile. Rispetto al 2005 le donne in povertà assoluta risultano aumentate più del doppio, il 109 per cento. Ma se questo dato appare in linea con quanto succede a livello generale, altri aspetti evidenziano e denunciano un forte divario tra uomini e donne.
Aumenta per esempio la differenza salariale tra i sessi, che vede l'Italia al terzo posto per ampiezza di divario, dopo Lettonia e Portogallo. Preoccupa poi il basso numero di donne che lavorano dopo la maternità: dopo il primo figlio non superano il 56,7 per cento e al terzo resistono solo il 42 per cento in Italia, mentre sono oltre l'81 per cento in Danimarca, il 79 in Slovenia, il 78 in Svezia e in altri 11 stati europei. Che cosa significa questo? Che sono molte di più le famiglie in Italia a vivere con un solo stipendio, aumentando per loro il rischio di povertà. Così sono quasi il 20% le donne single con figli, in stato di grave deprivazione materiale, denuncia il dossier. Una delle cause di questo stato di cose è l'offerta degli asili nido: quasi il 90 per cento dei minori tra 0 e 2 anni non li frequenta, più spesso a causa del costo della retta, a volte per la mancanza di strutture, ma certo pesa anche il fattore culturale, che relega la madre ai compiti di cura.

Questi dati suggeriscono la necessità e l'urgenza di avviare un ripensamento delle politiche di welfare, di sostegno al reddito e al lavoro, ma non disgiunte dalle politiche di uguaglianza di genere. L'Italia è scivolata pericolosamente anche in questo ambito, in controtendenza rispetto a buona parte dei paesi con cui si confronta, ma soprattutto disconoscendo una verità inoppugnabile: una maggiore occupabilità femminile non genera soltanto maggiore uguaglianza, contribuendo ad una società più giusta e più equa, ma anche maggiore ricchezza, anche solo per il fatto che per ogni donna che lavora c'è un lavoro domestico che viene strappato alla gratuità.

Per saperne di più visita il sito

Da: Ufficio pari opportunità Città metropolitana di Venezia




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